EuropaLa missione Oms in Cina? Si chiude con un “non lo so”

10 Febbraio 2021
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Si è conclusa la missione scientifica che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inviato in Cina. Risultato? Un bel buco nell’acqua.

La missione si è svolta con un ritardo a dir poco sospetto, ben un anno dopo lo scoppio della pandemia. Compito della missione sarebbe dovuto essere lo studio delle origini della malattia che ha causato 2,3 milioni di morti e massacrato l’economia globale.

Tutti hanno subito danni sanitari ed economici enormi tranne, guarda caso, proprio la Cina che ne è uscita con solo 4800 morti secondo le autorità e nel 2020 ha visto il suo prodotto interno lordo crescere quasi del 2% mentre quest’anno balzerà oltre l’8%.

Nei pochi giorni di lavoro gli scienziati sono stati perfino affiancati da 17 «esperti» cinesi. Il risultato di questa gita, teleguidata dal regime comunista, quale è stato? Il nulla assoluto.

Le ricerche svolte a Wuhan mostrano che il Covid-19 ha un’origine animale, però non si sa quale sia stato l’esemplare ospite. La Cina è riuscita a orientare la ricerca esattamente dove voleva.

Senza spiegare per esempio perché il 28 gennaio dell’anno scorso, la Sinovac, colosso farmaceutico cinese, abbia avviato le ricerche per produrre un vaccino contro il virus. Esattamente due mesi prima della proclamazione di pandemia di Covid che il direttore dell’Oms dichiarò solo l’11 marzo. Strano vero?

Insomma l’’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dimostrato una volta di più di essere un carrozzone poco utile.
Ricordiamoci che a inizio pandemia lodava la Cina e non ha mai chiesto, con forza, la verità dal governo.
Ora il regime cinese sostiene addirittura sostiene che la pandemia sia stata importata nella Repubblica popolare attraverso cibo congelato. Pechino ha perfino ipotizzato che l’origine del virus sia da addebitare all’Italia. Assurdo, vero?

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